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LA SICILIA DEI NORMANNI
Bullet7blu.gif (869 byte) La diaspora vichinga
Bullet7blu.gif (869 byte) La conquista dei Normanni
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La battaglia di Cerami

Bullet7blu.gif (869 byte) La Madonna e i Normanni

Bullet7blu.gif (869 byte) I Santi guerrieri ed i Normanni

Bullet7blu.gif (869 byte) Gli assedi di Troina ed Enna
Bullet7blu.gif (869 byte) Nasce il nuovo Stato moderno
Bullet7blu.gif (869 byte) Il Regno di Sicilia

Bullet7blu.gif (869 byte) Il buon governo di Ruggero II
Bullet7blu.gif (869 byte) La Cappella Palatina

 

Bullet7blu.gif (869 byte) La Cattedrale di Cefalù
Bullet7blu.gif (869 byte) La Cattedrale di Monreale
Bullet7blu.gif (869 byte) Guglielmo I e un regno di rivolte

Bullet7blu.gif (869 byte) L'Oriente di Guglielmo II
Bullet7blu.gif (869 byte) La tolleranza di Guglielmo II
Bullet7blu.gif (869 byte)  L'arte leggendaria dei Normanni
Bullet7blu.gif (869 byte) Video sui Normanni

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SICILIA NORMANNA       
        I Re normanni, «tramite
     operoso fra il mondo greco-arabo
     e l’Europa… accentuano la loro
     incipiente individualità morale,
     possono svilupparsi come Italia
     ed Europa». (Gioacchino Volpe)
   
     Il Regno di Sicilia    
     
     

 
   

Mosaico raffigurante Ruggero II incoronato re di Sicilia da Gesù, Chiesa della Martorana, Palermo, Sicilia.

Urban - Agosto 2005
 

 




da Wikimedia Commons

 

Simone, il primogenito, morì improvvisamente nel 1105. Fu, allora, investito del governo Ruggero nel 1112. Egli seppe portare avanti  questioni di carattere governativo ed economico. Seppe, soprattutto, riorganizzare l’esercito e continuare l’espansione delle conquiste normanne nell’area. I suoi generali Cristodulo e Giorgio d’Antiochia, conquistarono la Tunisia e parte della Libia (dal 1123 al 1148). Ma si espanse anche verso est, (nel 1147 e nel 1149) con l’occupazione di Corfù, Tebe, Corinto oltre a Cefalonia, invadendo anche  l’Acarnania e l’Etolia. Minacciò da vicino persino Costantinopoli.

Se dei domini normanni nel Mediterraneo era stato inizialmente  investito il cugino Ruggero duca di Puglia, dopo la sua morte senza eredi, papa Onorio II dapprima lo scomunicò, ma poi lo riconobbe duca di Puglia, nell’agosto 1128. Le conquiste evidentemente rafforzarono il suo dominio, ma Ruggero seppe andare oltre. Infatti, nel 1129, riunì a Salerno un parlamento, non solo di nobili ed uomini di Chiesa, ma anche rappresentanti di alcune città e terre demaniali.
Alla domanda se tutte le terre dominate dovessero trasformarsi in un Regno, il parlamento rispose positivamente, dando origine al Regno di Sicilia.
Approfittando della morte di papa Onorio II e dello scisma seguitone, fece benedire il nuovo Regno dall’anti­papa Anacleto II, nel 1130.
Dopo tale atto, Ruggero II pur accettando un ruolo di vassallo rispetto al papato nella parte continentale, divenne Re assoluto della Sicilia. Costituì quello Stato unitario, che finì d’essere solo nel !860, con l’unità d’Italia.
A Natale del 1130, a Palermo, Ruggero II in una fastosa cerimonia si fece incoronare re di Sicilia (come per l'incoronazione di Carlo Magno., nell’800).
Intanto  papa Innocenzo II ritenendosi legittimoe unico Pontefice, scomunicò Anacleto II annullando tutti i suoi Atti. Dopo una serie di Concili successivi, (Reims nel 1131, Piacenza nel 1132, Pisa nel 1135) riscosse l’accettazione ed il riconosciuto di Inghilterra, Spagna, Francia, Lombardia, Germania. Effettuò anche l’incoronazione ad Imperatore di Lotario II, in San Giovanni in Laterano, nel 1133.

Tra i primi atti Ruggero si preoccupò dell’espansione verso oriente, dove sussistevano interessi di molti. Si crearono attriti persino con le repubbliche marinare di Pisa e Venezia. Furono evitati scontri cruenti grazie all’intervento di papa Eugenio II, che evitò di lottare contro Ruggero (1149).
Il Re seppe tenere a freno la possibile ingerenza sui suoi domini del papa romano. Tant’è che fece scrivere a Nilo Doxapater il testo Trattato delle sedi patriarcali, dove si svolgeva il tema  dei diritti sui territori normanni che anche la Chiesa di Costantinopoli poteva vantare. Cercò, così, di limitare il diritto di nomina del papa dei vescovi all’interno del suo regno.

 
 

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