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Il Gattopardo e la nobiltà siciliana

Giuseppe Tomasi di Lampedusa
La famiglia dei Tomasi
Il romanzo Il Gattopardo
Il significato pessimista
E' un romanzo storico?
Il film di Luchino Visconti
Il cast e la scenografia
Definizione e storia della nobiltà
La nobiltà nell'Età contemporanea
Titoli e quarti di nobiltà
FAMIGLIE NOBILIARI SICILIANE
I Chiaramonte
I Polizzi
Gli Alagòna
I Moncada
I Valguarnera-Gangi
I Branciforte
I Lanza
I Grifeo
Gli Alliata

Video su Il Gattopardo
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     IL GATTOPARDO

        "...nessuna forza positiva della
   storia...si profila come alternativa
   all'epos della decadenza cantato
   con struggente nostalgia"

   (Luciano De Giusti, La transizione
   di Visconti)

   

    La nobiltà nell’Età
    contemporanea

   
     
     

 

 

Interno di Palazzo Valguarnera Gangi a Palermo

 


 
 




 

   Nel 1789, durante la Rivoluzione francese, l'"Assemblea nazionale" decretò la fine del regime feudale, cioè dell'Ancien Régime. I principi ideali che erano stati alla base della Rivoluzione, si diffusero ovunque, anche in Regni lontani dalla Francia. Nacque un nuovo modo di concepite lo Stato ed il concetto di Nazione. La nobiltà si vide tagliare i diritti feudali e tutti i privilegi che la ponevano in posizione particolare nei confronti della società e dello Stato.

Dopo l’unificazione italiana, nel Regno d’Italia la nobiltà era principalmente regolata dall’articolo 79 dello Statuto albertino. Questo riconosceva i titoli, prevedendo, anche, la possibilità di nuove nomine da parte del Re. In ogni caso, i provvedimenti che interessavano la classe nobile si dividevano in due tipologie: quella reale (di grazia) e quella ministeriale (di giustizia).
Il titolo nobiliare era considerato “esistente” di per sé. Nel caso si fosse fatta una richiesta amministrativa si poteva ottenere un pubblico attestato, un riconoscimento ufficiale che rendeva la famiglia "nobile di qualità e di titolo”.
Nel 1869, fu creata dal Re la Consulta araldica del Regno, che svolgeva il carattere amministrativo per il riconoscimento del titolo. Furono redatti da essa il Libro d'oro della nobiltà italiana (a cui ci si poteva iscrivere) e l'"Elenco ufficiale della nobiltà italiana". I i regi decreti del 1926 e del 1927 cancellarono, unificandola, la complessa legislazione in proposito ereditata da tutti gli Stati preunitari. Un nuovo regio decreto, nel 1929, nell'assetto giuridico fu inserito l'"Ordinamento dello stato nobiliare italiano", successivamente ritoccato nel 1943.

Attualmente
Il 2 giugno del 1946, con un referendum,  è stata scelta dal popolo italiano la Repubblica, anziché la monarchia. L’allora Re Umberto lasciò l’Italia. Il 1º luglio Enrico De Nicola fu nominato primo presidente della Repubblica Italiana. Il primo gennaio del 1948 entrò in vigore la nuova Costituzione repubblicana. L’articolo 3 e la XIV disposizione di essa, a proposito dei titoli nobiliari, recitano: “non costituiscono contenuto di un diritto e, più ampiamente, non conservano alcuna rilevanza".
Come vedremo in seguito, il titolo nobiliare più elevato in assoluto è proprio quello di Re. Appare logico che i titoli nobiliari, fino a quel momento del tutto riconosciuti, siano decaduti. Non tanto per il titolo, che viene comunque accettato, quanto, piuttosto, il suo rapporto con qualsiasi privilegio, che, come abbiamo visto, fu storicamente collegato al concetto di nobiltà. In Italia, tutti siamo uguali.
Ciononostante, oggi è possibile tramandarsi titoli nobiliari, perché hanno un valore come parte del nome. Il titolo nobiliare può, quindi, essere trasmesso (secondo legge dello Stato italiano) come qualsiasi cognome, a tutti i propri discendenti, siano essi figli legittimi, naturali, o adottivi.


Se nel passato storico la nobiltà rappresentava la classe dirigente del paese, oggi essa è molto legata alla tradizione e alla memoria storica. In Europa, alcune nazioni non riconoscono i titoli nobiliari.
In Italia la nobiltà continua ad esistere, tant’è che sono presenti, attualmente. circa quattromila famiglie nobili. Di queste sono circa 3500 quelle iscritte negli elenchi ufficiali nobiliari italiani. Se un terzo può solo fregiarsi del titolo di “nobile”, il restante due terzi possiede un titolo ad esso superiore. Questi calcoli sono stati realizzati da Enrico Genta e pubblicati sul periodico Libro d'oro della nobiltà italiana. Tale conto è stato ritenuto errato per difetto nella XXX edizione dell'Annuario della nobiltà italiana. Secondo l’Annuario le famiglie sarebbero circa 7500. Se quest’ultimo dato fosse corretto, in Italia vi sarebbero 78.000 persone con un titolo nobiliare.

 
 

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