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Il Gattopardo e la nobiltà siciliana

Giuseppe Tomasi di Lampedusa
La famiglia dei Tomasi
Il romanzo Il Gattopardo
Il significato pessimista
E' un romanzo storico?
Il film di Luchino Visconti
Il cast e la scenografia
Definizione e storia della nobiltà
La nobiltà nell'Età contemporanea
Titoli e quarti di nobiltà
FAMIGLIE NOBILIARI SICILIANE
I Chiaramonte
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Gli Alagòna
I Moncada
I Valguarnera-Gangi
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I Lanza
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     IL GATTOPARDO

        "...nessuna forza positiva della
   storia...si profila come alternativa
   all'epos della decadenza cantato
   con struggente nostalgia"

   (Luciano De Giusti, La transizione
   di Visconti)

   

    Il romanzo Il Gattopardo

   
     
     

 

 

Il cugino di Giuseppe Tomasi di Lampudusa, Lucio Piccolo, poeta.

Tano Cuva  - antecedente il 1969
da Wikimedia Commons

 
 




   Il Gattopardo, scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa tra il 1954 e il 1957, è un’opera molto complessa, tra la fantasia e la realtà. Il libro, in parte, è anche biografico. Il Tomasi trovò spunto, infatti,  in vicende di famiglia, soprattutto legate al bisnonno, il Principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa (affermato astronomo, possessore di un proprio osservatorio astronomico), che visse nel contesto storico narrato, il periodo risorgimentale della conquista della Sicilia da parte dei garibaldini. Il titolo stesso è tratto dallo stemma dei Tomasi di Lampedusa (è presente un gattopardo).

La trama del libro
La parte iniziale del romanzo si svolge nel palazzo gentilizio del Principe Don Fabrizio Salina. Vi risiedono, oltre al Principe, la moglie Maria Stella e i loro sette figli.
Il racconto inizia nella cappella di famiglia, dove si tiene la recita del rosario. Il Principe è un tipo che non passa inosservato: molto alto e dalla carnagione pallida. E’ dedito all’astronomia e a lunghe riflessioni filosofiche (come su amore e morte). Rappresentante del ceto aristocratico, egli è cosciente del lento decadere del suo ceto.
La trama si svolge dopo lo sbarco di Garibaldi a Marsala. Il Principe Salina è conscio dell’affermazione della nuova classe borghese (soprattutto alla luce dei nuovi avvenimenti), che egli disprezza.  Suo nipote Tancredi, pur partecipando con i garibaldini all’affermazione del nuovo ordine sociale, lo rassicura che, comunque, la situazione, alla fine, andrà a loro vantaggio. Tancredi, inoltre, è legato sentimentalmente a sua figlia Concetta.

Il Principe e la sua famiglia si trasferiscono nella loro residenza estiva di Donnafugata. Vengono accolti dal nuovo sindaco Don Calogero Sedàra, un borghese benestante, molto patriottico, ma dalle umili origini. Il giovane Tancredi conosce qui la bellissima figlia del sindaco, Angelica, e se ne innamora. La ragazza è corteggiatissima, anche se ha modi tutt’altro che nobili. Concetta trova ripugnante la rivale borghese. Tancredi, coglie la palla al balzo, e la sposa, assicurandosi così anche le notevoli ricchezze economiche del padre.

Giunge il momento del voto del plebiscito, sull’entrata della Sicilia nel Regno d’Italia. A chi gli chiede la sua posizione su di esso, poco convinto, suggerisce di votare affermativo. Con elezioni, truccate dal sindaco, si giunge all’annessione. Nonostante che un funzionario piemontese, il cavaliere Chevalley, gli offra la carica di senatore del Regno d'Italia, don Fabrizio rifiuta. Appartenendo alla classe aristocratica, egli vuole condividerne il destino.
Dopo una vita mesta e grigia, il Principe Don Fabrizio Salina muore, in una triste camera d’albergo di Palermo, al ritorno da un viaggio per delle cure a Napoli.

L’ultimo capitolo è incentrato sulle figlie, che, nel 1910, praticano una formale devozione religiosa. Continuano ad illudersi che il loro titolo possa contare qualcosa, se non in quel momento, almeno in futuro. Ma il tempo è, ormai, irrimediabilmente passato.

 
 

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