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Il Gattopardo e la nobiltà siciliana

Giuseppe Tomasi di Lampedusa
La famiglia dei Tomasi
Il romanzo Il Gattopardo
Il significato pessimista
E' un romanzo storico?
Il film di Luchino Visconti
Il cast e la scenografia
Definizione e storia della nobiltà
La nobiltà nell'Età contemporanea
Titoli e quarti di nobiltà
FAMIGLIE NOBILIARI SICILIANE
I Chiaramonte
I Polizzi
Gli Alagòna
I Moncada
I Valguarnera-Gangi
I Branciforte
I Lanza
I Grifeo
Gli Alliata

Video su Il Gattopardo
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     IL GATTOPARDO

        "...nessuna forza positiva della
   storia...si profila come alternativa
   all'epos della decadenza cantato
   con struggente nostalgia"

   (Luciano De Giusti, La transizione
   di Visconti)

   

    Definizione e storia
    della nobiltà

   
     
     

 

 

Interno di Palazzo Alliata a Palermo



 




 

   Per “nobiltà” possiamo intendere sia uno status di privilegio rilasciato dalle autorità vigenti, sia l’insieme dei privilegiati.
In particolare, lo storico Marc Bloch definisce il termine in questione come classe dominante legalizzata dalle leggi in uso, che ne confermino la superiorità da essa richiesta e, dall’altro lato, l’ereditabilità del privilegio per via ereditaria. Poche famiglie mantengono il titolo, mentre pochissime possono richiederne lo status e dolo secondo norme già prestabilite.
Quando la nobiltà ha potere direttivo, si crea una aristocrazia.

La prima creazione di una specie di nobiltà la troviamo nella Bibbia, dove la società ebraica distingueva particolari diritti tramandabili tramite la primogenitura. Nei regni antichi, (quali Egitto, Persia ed India) esisteva già una casta a cui spettava il governo dello stato. Nell’antica Grecia alcune famiglie o persone avendo origine direttamente dagli Dei o dagli Eroi mitologici (per esempio, gli eroi omerici), vantavano speciali privilegi e onori, validi anche per i discendenti. Quasi tutti i Re o tiranni si gloriavano di una discendenza divina.
A Roma, nella prima età feudale, l’amministrazione del potere dava una "nobiltà di fatto", concretizzabile con un’ampia acquisizione di terre.
Nei secoli XI e XIII si realizzò la prima nobiltà di diritto, che fu regolamentata da tradizioni acquisite e da veri statuti giuridici. Si poteva accedere ad essa tramite meriti militari o per possesso di ingenti terre e territori.

I privilegi della nobiltà
La nobiltà cittadina dell’epoca aveva esclusivo diritto a studi e, quindi, a particolari ordini professionali (per esempio, dei giureconsulti p dei medici). Tra i privilegi quelli essenziali: l’esenzione, intera o in parte, da vari generi di tasse, e di tipo  giudiziario, potendo essere giudicati solo da tribunali speciali, formati esclusivamente da propri pari.
Ciononostante, il diritto nobiliare contemplava anche la perdita della nobiltà con i relativi privilegi. Questa era prevista, in particolar modo, per crimini contro il sovrano od il paese, ma, anche, per delitti comuni molto gravi. L’altro lato della medaglia prevedeva l’espulsione per comportamento "servile o mechanico", cioè se il nobile svolgeva attività o lavori manuali.
Il titolo nobiliare si trasmette, come risaputo, al primogenito e ai soli figli maschi, mentre le femmine lo adottano solo a titolo personale, senza trasmissione in linea femminile. Ne erano esclusi i figli illegittimi, naturali o adottati. Facevano eccezione i figli legittimati per subsequens matrimonium.

 
 

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