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La Sicilia e la stagione dello zolfo

Lo zolfo, minerale essenziale

Il bel sogno delle zolfare siciliane
L'incredibile storia delle zolfare
La questione degli zolfi
Vita in miniera
Le miniere di Riesi
Il Parco minerario Floristella-Grottacalda
Altre miniere di zolfo
La zolfara di Colle Madore ed il Mito
Pasquasia, miniera sì, ma diversa

Video sulle zolfare siciliane
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LE ZOLFARE SICILIANE

          Come per le tonnare, anche le
    zolfare raccontano la Sicilia
    all’avanguardia dell’Ottocento.
    Il mondo intero passava, allora, per
    le sue miniere. Terminata la stagione
    delle zolfare, rimangono bellissimi
    parchi museali di archeologia
    industriale. Una Sicilia, comunque,
    poco conosciuta.

   

     Le miniere di Riesi

     
     

 
   

Miniera Trabia-Tallarita

 

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Foto da Wikimedia Commons

 





 Il comune di Riesi, in provincia di Caltanissetta, è stato tra quelli che più ha operato, nel passato, nell’attività estrattiva dello zolfo. Tra il comune di Riesi e quello di Sommatino, presso il ponte di Muntina, si trovava il grande complesso minerario di Trabia e Tallarita. La grande area mineraria è divisa, infatti, in due parti dal fiume Imera, con il tratto meridionale del suo corso. La particolare caratteristica geologica delle miniere, cioè il giacimento solfifero, studiata da molti, si fa risalire, addirittura, al Miocene superiore.
L’attività estrattiva della miniera di Trabia (detta la Solfara grande) iniziò verso il 1730. Inizialmente, il materiale da raccogliere si trovava direttamente in superfice. Non serviva una grande tecnologia: appena un piccone ed una pala. Col tempo, naturalmente, la situazione mutò.
Un secolo dopo, nel 1830, la tecnologia estrattiva era molto più sofisticata, essendo divenuta meccanica. La miniera, così, si trasformò, nel tempo, in una vera e propria “industria”. Si scavava in profondità, seminudi per il caldo. La roccia estratta veniva portata ad un pozzo verticale, da dove una torre, munita di argano, trasportava in superfice i carrellini. La roccia sulfurea passava, quindi, in piccoli stabilimenti (anche posti in loco), attrezzati con forni, per la separazione del prezioso minerale dalla restante roccia calcarea.
La quantità di roccia solfifera del grande bacino minerario era, perciò, molto ingente. Fu calcolato che ogni anno riusciva a produrre fino a 10.000 tonnellate di materiale. La grande proporzione  comportò un parallelo aumento di ricchezza e, quindi, lavoro. Per gli operai, impegnati nello scavo, circa 300 (e le loro famiglie), sorse un intero villaggio, fatto di case e servizi, quali i carabinieri la posta, uno spaccio ed una piccola chiesa.

All’inizio del Novecento (1904), le miniere di Trabia-Tallarita, attraverso la costruzione di una teleferica (della lunghezza di circa 10 km), furono collegate con la vicina stazione di Campobello di Licata, posta sulla linea Canicattì-Licata. Il materiale, quindi, poteva raggiungere facilmente dei porti sulla costa, per essere poi acquistato e trasportato da navi mercantili. Negli anni venti il bacino minerario di Riesi raggiunse il suo picco produttivo: vi lavoravano, infatti, circa 3.000 minatori.

La ricchezza prodotta dallo zolfo, purtroppo, terminò negli anni cinquanta del XX secolo, quando giunse sul mercato la potente concorrenza dello zolfo americano. A questo si aggiunse, nel 1957, una disgrazia nella miniera di Scordia: un’esplosione di grisou, causò una frana all’interno di un pozzo, dove morirono parecchi minatori.
Le miniere di Riesi chiusero i battenti nel 1975.
L’ intera industria mineraria di Riesi, abbandonata da tempo, rappresenta un ottimo esempio di archeologia industriale. I macchinari al suo interno rendono edotti i turisti della stagione delle zolfatare siciliane, di un passato ancora recente. Oggi, dal 2010, il complesso estrattivo è stato, infatti, trasformato in un Museo delle Solfare di Trabia Tallarita, al cui interno si trova un'interessante esposizione multimediale, che racconta dello zolfo nisseno.

 
 

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