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SAVOCA E LA MUMMIFICAZIONE IN SICILIA.
Bullet7blu.gif (869 byte) Introduzione
Bullet7blu.gif (869 byte) La collina di Pentefur.
Bullet7blu.gif (869 byte) La preziosa arte dei Normanni.
Bullet7blu.gif (869 byte) Il periodo d’oro di Savoca.
Bullet7blu.gif (869 byte) XVIII e XIX secolo. Inizia la decadenza.
Bullet7blu.gif (869 byte) Centro storico: i quartieri.
Bullet7blu.gif (869 byte) Centro storico: le chiese.

Bullet7blu.gif (869 byte) Centro storico: i palazzi nobiliari.
Bullet7blu.gif (869 byte) Delle strane rovine a Savoca.
Bullet7blu.gif (869 byte) Feste giovani e feste antiche a Savoca.

Bullet7blu.gif (869 byte) La mummificazione artificiale:
gli egizi.

Bullet7blu.gif (869 byte) La mummificazione naturale.
 

Bullet7blu.gif (869 byte) Un prezioso ritardo.
Bullet7blu.gif (869 byte) Alcuni esempi di cripte siciliane.
Bullet7blu.gif (869 byte) Le Catacombe dei Cappuccini di Palermo.
Bullet7blu.gif (869 byte) Il Convento dei Cappuccini di Savoca.
Bullet7blu.gif (869 byte) La chiesa e la cripta del Convento
Bullet7blu.gif (869 byte) Savoca restaurata.

Bullet7blu.gif (869 byte) Video su Savoca.
Bullet7blu.gif (869 byte) Video sulle mummie siciliane.
  
 

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SAVOCA
    
    Come per il Barocco siciliano,
     i “ritardi” hanno prodotto un
     fenomeno esclusivamente
     isolano: quello delle mummie
     nelle cripte domenicane.
   
     Il periodo d’oro di Savoca.    
     
     

 
   

Scipione Li Volsi, Monumento a Carlo V a Palermo [1630].

Giovanni Dall'Orto, 28 Settembre 2006.
 

 




da Wikimedia Commons

 

Nel periodo che va dal XV secolo alla fine del XVII, Savoca vive il suo periodo migliore. La sua economia e il suo potere politico aumentano in modo esponenziale. La città si ingrandisce e attira popolazione. La sua notorietà e la sua influenza piano piano crescono e si allargano a macchia d’olio.
Per prima l’agricoltura, con la coltivazione di olive e della vite fanno sì che abbia inizio la produzione d’olio e vino. Quest’ultimo è così apprezzato che il Senato Messinese inviò cento botti di vino rosso savocese, nel 1541, a re Carlo V, in Spagna. La coltura del baco da seta, importata in periodo arabo, porta Savoca ad allargare la produzione di seta. Nel XVI secolo vengono censite nella Terra di Savoca circa venti filande attive per la lavorazione della seta, e queste acquistano notorietà per la loro qualità, tanto da essere ricercate in tutta la Sicilia. Insieme alle attività agricole, commerciali e artigianali, crescono anche la pesca e l’estrazione mineraria. Secondo quanto riporta il Fazello, l’attività estrattiva nel territorio savocese riguarda ricchi giacimenti di piombo, ferro ed antimonio, ed è presente, anche, una piccola cava di marmo.
Alla fine, il litorale costiero sotto amministrazione savonese è di importanza così rilevante da essere (dal 1589) costantemente controllato da una guarnigione spagnola.
Sotto il profilo urbanistico, vengono censite a Savoca (nel 1652) ben 1.156 case, 17 chiese, tre conventi, parecchi palazzi signorili e un ospedale nel quartiere San Giovanni. Nel '600, all’apice dell’espansione geografica, sotto la competenza politico-amministrativa di Savoca, erano inseriti i seguenti  comuni: Savoca, Santa Teresa di Riva, Furci Siculo, Casalvecchio Siculo, Antillo, Pagliara e una parte di Roccalumera.
Non tutto, però, era perfetto. Poiché la città dipendeva comunque da Messina, quando si verificarono carestie (ad esempio, quelle del 1606 e del 1646) del bene più prezioso, il grano, i savocesi patirono la fame, non essendo floridi i magazzini della città peloritana. Chiaramente la popolazione era al malcontento, tenendo anche conto del malgoverno spagnolo e del fatto che i magazzini delle famiglie benestanti erano pieni di olio, farina, vino e degli altri generi alimentari. Ne nacque una cospirazione.
A causa, come detto, della carestia del 1646, nell’anno successivo scoppiarono le rivolte di Palermo (capeggiate da Giuseppe D'Alesi), e quella di Napoli (capeggiata da Masaniello). I savocesi prepararono la loro per il 14 luglio 1647, domenica. Come capitava, la notizia giunse alle orecchie delle autorità. Il giorno prima della data prescelta, i congiurati vennero arrestati e, con incredibile velocità, torturati e giustiziati nel Castello di Pentefur. Le salme, il giorno dopo, giorno di quella rivolta, furono appesi a testa in giù in Piazza Fossìa, la principale di Savoca, come monito per la plebe. Il Senato Messinese, temendo altri tentativi, istituì ronde notturne di militari nella città savocese.
Non tutto girò come dovuto. Quando Messina si ribellò al governo spagnolo (nel
1674), tirando in ballo i francesi, inizialmente Savoca rimase filo spagnola. Quando, però, le truppe francesi conquistarono Taormina e Scaletta, e soprattutto, devastarono la vicina città di Fiumedinisi, i savocesi cercarono una soluzione all’espugnazione violenta della città. Così, il 3 novembre del 1676, 17 Notabili Savocesi, guidati dal Capitano Giustiziere don Stefano Trischitta firmarono la resa con il Visconte di Vivonne Louis Victor de Rochechouart de Mortemart, comandante dell’esercito francese. In cambio ottennero che il territorio che andava da Capo Alì al Fiume Alcantara, passasse sotto loro giurisdizione(inglobando la stessa Taormina). Come sappiamo dalla storia, la rivolta al governo spagnolo non ottenne il risultato sperato. Così, al ritorno degli iberici, riconquistata Messina, Savoca fu privata di ogni privilegio economico e politico, perdendo il dominio su diversi paesi precedentemente amministrati. Finiva l’età d’oro di Savoca.

 

 
 

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