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RAGUSA    
Introduzione   Il Duomo di San Giorgio
Breve excursus storico
della città
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L’antico sito greco di Kamarina   Le meraviglie nell’architettura
civile
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Caratteristiche del Barocco Siciliano    
    RAGUSA
   Kamarina, Hybla, Ragusa superiore
   e Ragusa marina, tutte stelle di
   un'unico cielo, storico ed artistico,
   che fanno di Ragusa una città
   dalle mille sfaccettature. 
 

Per saperne di più  

   
   
 
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Veduta di Ragusa Ibla


 

Urban - Agosto 2005

 

 
 

da Wikimedia Commons

 

Parlare di Ragusa è, in un certo qual modo, sbagliato. In realtà, vi sono due “Raguse”, quella antica, Ragusa Ibla, e Ragusa Superiore, la nuova Ragusa nata dopo il terremoto del 1693. Le due città sono separate dalla "Valle dei Ponti", un profondo canalone.
In origine Ragusa Ibla era formata da tre quartieri (S. Rocco, S. Maria e S. Paolo). Dopo il terremoto si aggiunsero quelli di Ragusa inferiore e Ragusa superiore. All’Unità d’Italia si trasformarono in due comuni distinti, che, però, nel 1926, con la nomina a capoluogo di provincia, tornarono a riunirsi in un unico comune.

Questa “doppiezza” della città si riscontra anche nelle origini storiche. Il primo nucleo originario si rileva già in epoca neolitica, XX secolo a.C., propria della cultura di Castelluccio, di grande importanza per lo sviluppo isolano. Inizialmente sicana, fu conquistata dai siculi, per poi divenire una colonia greca, ma solo nel III secolo a. C., data la forte resistenza della popolazione della città alla capitolazione. Contemporaneamente a Hybla Heraia esisteva la città gemella Kamarina, abitata da siculi iblei e da greci. Questa, a causa dei continui saccheggi e invasioni, ben presto si spopolò, fino ad essere del tutto abbandonata. Il sito di Kamarina è oggi una vasta area archeologica, luogo di importanti ritrovamenti, tali da giustificarne il Museo ad essa collegato.

Diverse sono anche le origini dei due nomi, Ibla e Ragusa. Il primo termine deriverebbe dall’antica dea Hybla adorata in epoca sicula. Con l’arrivo dei greci il nome mutò in Hybla Heraea, dovuto alla venerazione della dea Hera, protettrice dei raccolti. Ed è proprio alla ricchezza agricola della zona che sarebbe nato il secondo dei nomi. I bizantini la chiamarono, infatti, Rogos ovvero granaio. In epoca araba, il nome divenne Ragus o Rakkusa, significante "luogo famoso per un sorprendente avvenimento", probabilmente dovuto ad una battaglia vittoriosa da parte degli arabi. In epoca successiva, cioè normanna e poi aragonese, la denominazione fu Ragusia. Infine nel Settecento si arrivò al nome attuale, Ragusa. 

Anche lo stemma della città di Ragusa ha una sua storia. Collegato alla natura del posto, l’antica popolazione iblea aveva scelto come simbolo quello della lucertola, la caratteristica Ibla Galeota o Herea, tipica della zona. Sempre la lucertola veniva impressa sulle monete coniate dai camarinensi, discendenti dei siculi Iblei. Altro elemento proprio del territorio, che ebbe rilievo simbolico, fu una donna con testa turrita circondata da api, le quali producono il buonissimo miele ibleo.
Con l’arrivo della aristocrazia normanna anche lo stemma ragusano venne modificato. Ecco apparire l’aquila, rappresentata sulla croce di San Giorgio. All’origine i conti normanni e in particolare del conte Goffredo d'Altavilla.
Una bandiera con l’aquila effigiata viene utilizzata, tutt’oggi, per la Festa di San Giorgio.

 
 
 

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