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Premessa
Il mondo dei Nebrodi
Cenni storici
La scultura dei Nebrodi
L'architettura medievale
L'architettura rinascimentale
  Il territorio: geologia
Il territorio: morfologia
Il territorio: idrografia
Il territorio: vegetazione e flora
Il territorio: fauna

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 Conosciamo i Nebrodi
   IL TERRITORIO DEI NEBRODI:
   L'AMBIENTE NATURALISTICO, ANTROPICO,
   STORICO E   CULTURALE
 

Per saperne di più  

 
   
 
  La scultura dei Nebrodi    
     
     

Testo di Francesco Cimino


 

 
I NEBRODI PER IMMAGINI
"La Madonna in trono" di Antonello de Saliba nella cattedrale di Patti

 
Foto di Chiara Samugheo

 








 

La scultura rinascimentale nei Nebrodi segue un percorso di grande interesse per lo studio del primo manierismo gaginiano in relazione all’opera di Domenico, e del secondo, derivato dall’attività del figlio Antonello.

Gli scultori lombardo-comaschi e toscano-carraresi che avevano già operato nei cantieri dell’arco di Alfonso d’Aragona in Castelnuovo, nella Cappella della Pace e nella Real Santa Casa dell’Annunciata nel Duomo ed in altri monumenti della città partenopea, dopo l’ingresso di Carlo VIII0 di Francia a Napoli, si spingono più a Sud in cerca di nuova committenza, stabilendosi, in parte, a Messina e a Palermo.

La loro attività, legata alla scultura sacra e profana a carattere celebrativo e funerario, introduce il Rinascimento in Sicilia.

Associati in corporazioni, non si dedicano soltanto alla statuaria in qualità di "sculptores" o "magistri marmorarii" ma anche come costruttori ed architetti, "fabricatores", vedi Gabriele da Como, alias di Battista, operosissimo, come si vedrà nel territorio dei Nebrodi, citato assieme a Domenico Gagini, al carrarese Giuliano Mancino, che diverrà suo genero, a Giorgio da Milano, ad Antonio Vanella e ad altri quaranta artisti, fra i quali anche un Michele da Naso "perriatore" cioè picconiere, scalpellino, nel "Privilegium marmoraris et fabricatoribus" stilato in Palermo il 18 settembre 1487. (G. Di Marzo, 110, 1880).

Fra i maestri citati, Domenico Gagini, nativo di Bissone, sul lago di Como, è l’autore, con l’ausilio della sua bottega, del monumento ad Artale Cardona, morto nel 1477, e figlio di quel Pietro che fu Camerlengo del regno aragonese, in S. Maria di Gesù di Naso. (A.W. Kruft, 1972).

Lo schema tradizionale del monumento con virtù come cariatidi ed il cagnolino ai piedi del giacente, risultante di un gusto gotico persistente, di estrazione nordica e catalana, ancor vivo a Messina, dove aveva soggiornato fra gli altri, Baboccio da Piperno, e di cui si hanno riscontri nei frammenti bronzei del fonte battesimale di Novara di Sicilia, si vitalizza per una plastica rinascimentale e toscana più in sintonia con i tempi.

Anche il sarcofago di Marco e Vincenzo Falangeri in S. Maria dell’Aiuto in S. Marco d’Alunzio di Domenico e aiuti dichiara l’autografia nella purezza dell’ovale del giacente e nella finezza del modellato plastico, memore della raffinata decorazione del Malvito a Napoli.

Un altro scultore, forse siciliano (A.W. Kruft 1972) informato anche dell’attività napoletana di Francesco Laurana, ne segue lo schema semplificato nella tomba di Laura Rosso in S. Domenico a Militello Rosmarino, nel 1484.

 
 

     

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