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   Antiche civiltà: Pantalica
    
Bullet7blu.gif (869 byte) 1 - I resti di una antica civiltà.
     Bullet7blu.gif (869 byte) 2 - La necropoli.
     Bullet7blu.gif (869 byte) 3 - La riserva naturalistica.

 
   
     
     
  Antiche civiltà
   
PANTALICA
 

Per saperne di più  

 
   
 
   Pantalica la più estesa
   necropoli del Mediterraneo
   
     
Testo di Sergio Bertolami - Foto di Sebastiano Occhino     

 

 

Tomba a Pantalica


 
Neil Weightman - 15 Ottobre 2006





 
da Wikimedia Commons

E' ricordata come uno dei nuclei preistorici
più interessanti della Sicilia.

Situata nel cuore del comune di Sortino in provincia di Siracusa,  vi si possono ammirare testimonianze che costituiscono le radici di un popolo che da millenni vive il suo territorio.

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Gli scavi archeologici di Pantalica per l’esplorazione sistematica delle necropoli sono stati iniziati nel 1889 da Paolo Orsi.

Il centro è stato fondato da popolazioni indigene pre-greche provenienti dalla costa e dai Siculi della penisola, quando invasero  la Sicilia orientale.

L'abitato si è dunque formato a cavallo fra l’età del bronzo e la prima età del ferro. Occupava un’altura rocciosa, quasi una fortificazione naturale, all’interno di una valle dai dirupi fortemente scoscesi ed inaccessibili, luogo d’incontro tra il fiume Anapo e il suo affluente Calcinara.

Nel punto centrale del pianoro da cui si dominava la valle, sorgeva il palazzo reale, l’Anaktoron, (VIII sec. a.C.) l’unica testimonianza di costruzione non rupestre, innalzata con strutture megalitiche, che in piccolo ricordano quelle della città di Micene in Grecia.

 
     
In alto: vista interna di una tomba della necropoli.
Al centro: vasi oggi conservati nel Museo di Siracusa.
In basso: l’Anaktoron in una foto degli anni sessanta. le foto al centro e in basso sono tratte dal libro: Musei e Monumenti in Sicilia, Istituto geografico De Agostini, Novara, 1958.

Così la descrive Fazello

"Una città grande e piena di caverne, cavate artificiosamente, dove  si vede altro che una porta della Città rivolta verso Ferla, una fortezza rovinata, una Chiesa anch’essa rovinata e oliveti".
"Historia di Sicilia" (1558).

 
 

       

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