Provincia di
Siracusa
     Casa Museo "Antonino Uccello"
    di Palazzolo Acreide (Siracusa)
   
Palazzolo Acreide (Siracusa) Via Machiavelli 19 - Tel. 0931/841499  
     
Indice - pag. A / B
 
 
 
 

1 - Atrio
In esso sono esposte: la collezio- ne dei piatti di ceramica di ma- nufattura calatina (Caltagirone), diverse sculture in pietra raffigu- ranti angeli, fiori, colonnine ed altri particolari provenienti da portali e mensole di balconi.


2 - Ex  stalla
L'ambiente è stato identificato
(per il pavimento in acciottolato) come probabile stalla dell'edificio precedente a quello settecen- tesco. In esso sono esposti una collezione di pupi siciliani della fine dd XIX sec., alcuni cartello- ni e fondali in tda dipinta che servivano ai cantastorie per illu- strare le gesta dei protagonisti di episodi epico-cavallereschi; pezzi di carretti siciliani scolpiti e di- pinti dagli artigiani costruttori chiamati carradori e una collezio- ne di giocattoli.
 


 

3 - Cortiletto
Con scala esterna per l'accesso al
piano superiore. In un angolo la cisterna utilizzata per la raccolta delle acque piovane che : convogliate dai tetti con tegole e grondaie chiamate ciaramira. Sopra il pozzo la curchera in ferro battuto con appesi i ganci che servivano per il ripescaggio del
secchio.
 


 

4 - Stalla
In un angolo una piccola mangia-
toia, per il mulo, prezioso anima- le, adibito al trasporto di oggetti e derrate alimentari. Esposti gli attrezzi agricoli di uso quotidia- no che il massaro trasportava con sé in campagna: ditali di canna per proteggersi dal taglio d<c'i1a falce, u capu i laurari; bastone



 

con una corda ed una paletta, la varausCt'la, che serve a ripulire il vomere dell'aratro a chiodo, l'er- pice, i crueddi, che erano conte- nitori per il trasporto sul mulo di brocche, piccole giare, pietre, ecc, Appesi a lunghe assi pen- denti dal soffitto stanno in fila i collari per ovini e per bovini, al- cuni scolpiti e dipinti, con il rela- tivo campanaccio, che si mette- vano al collo degli animali per in- dividuarli anche quando si na- scondevano alla vista.

5 - Maiazzè
Era il luogo dove, fino alla metà del sec. XX, veniva setacciato il frumento con il grande crivello appeso alla volta a botte di co- pertura. Su di un lato il granaio, separato dal resto dell'ambiente da una parete lignea che presen- ta, nella parte bassa, piccole sara- cinesche (dalle quali si prelevava il frumento conservato) e nella parte alta, appesa, una collezione di cucchiai, colabrodi, forchetto- ni, Gazze per la ricotta, ricavata àrtigianalmente da tronchi di le- gno. Vi sono esposti gli attrezzi del calzolaio e del barbiere, il corredo del neonato, varie scul- ture in legno ed oggetti di carat- tere religioso tra cui un piccolo altarino in legno.
 



6 - Frantoio
Il trappito, l'ambiente adibito alla
produzione dell'olio. In esso la macina in pietra, la mola soprana, avanzava, trascinata da un mulo bendato, sulla mola sottana, frantumando le olive che u mastro di pala ammucchiava sotto ad essa. La poltiglia prodotta riempiva le colle, particolari contenitori in liana, che si disponevano sotto il torchio di legno il quale, azionato a mano tramite una stanga, le metteva sotto pressione, facendo sgorgare l'olio, che dalla grande lumera in pietra scorreva giù nelle vasche di decantazione. In esse, per il peso specifico minore di quello dell'acqua, l'olio galleggiava e veniva raccolto alla superficie con particolari mestoli e versato nelle giare. A sinistra è visibile il purgatorio, vasche in muratura

 

 

dette a morti per la raccolta della murga o acque di rifiuto, da cui i lavoranti raccoglievano l'olio dell'ultima decantazione per la produzione casalinga del sapone, e per l'illuminazione. In un angolo il torchio di legno utilizzato per l'estrazione del miele raccolto dagli alveari o dalle arnie di/erra, ferula. I favi venivano disposti nelle coffe e pressati con il torchio azionato a mano. li miele cadeva giù dentro il bbàunu sottostante e raccolto nelle bburntè. li prodotto rimasto nelle coffe era per la maggior parte cera vergine grezza,che veniva poi venduta alle botteghe di cirari per la realizzazione di candele, figure di pastori, di santi e di Gesù Bambino. Dal miele e dalle cere si distilla un liquore "sanamalati" u spiritu i /asa'ddari, lo spirito dei mielai.

7 - Piccolo Maiazzè
Nello spazio interno del granaio, visibile dal piccolo maiazzè, sono esposti dentro bacheche o campane di vetro, due presepi ed alcune statuine in cera. In particolare i Gesù Bambino realizzati dai cirari detti bbamminiddari, erano un ex-voto raffigurante idealmente il proprio figlio guarito.

8 - Portico, 9 - Cortile
Dal piccolo portico con arco a tutto sesto si accede a un altro cortile dove un accesso seconda- rio e una .scala portano al piano superiore.
In questo spazio, anticamente utilizzato per il deposito di at- trezzi, è oggi esposta una carroz- za d'epoca ed un grosso sci/o, l'abbeveratoio per gli animali. Attraverso una finestra che si af- faccia sul cortile si scorge una se- conda cisterna di acqua piovana, utilizzata per il frantoio.
 


 

10 - Casa di massaria
Era la cucina e la stanza di lavoro della famiglia del massaro
Sulla parete interna dell'uscio so- no disposte le immagini dei santi protettori, una crocetta di foglie di palma intrecciata, benedetta nella Domenica delle Palme, ma anche un ferro di cavallo con un fiocco rosso contro il malocchio.

 

In un angolo il forno di pietra e mattoni a-/lumu persu, senza ca- mino, sicché il fumo si perde nel- la stanza e va ad affumicare la salsiccia appesa ad un cerchio di legno agganciato al soffitto. Sulla parete laterale del forno c'è una piccola apertura, con un tappo di pietra, che serve per osservare la cottura del pane; al lato del forno è la tannura (focolare) di pietra per cucinare; a seguire l'angolo con tutto ciò che occorre per fare la ricotta: la quarara (caldaia) so- spesa ad un travetto di legno so- stenuto da due treppiedi; la ma- stredda (un particolare tipo di madia adoperato per lo scolo della ricotta e dei formaggi); gli attrezzi appesi al muro e le cava- gne (piccoli contenitori di canna) dove la ricotta veniva deposta. Nello spessore di una antica fine- stra murata è ricavato un arma- dio a muro, che contiene nume-rosi recipienti di terracotta in massima parte di fabbriche di Caltagirone; in un altro angolo della stanza il telaio con il quale la massaia tesse tutto quello che occorre alla famiglia: piccole bi- sacce di lana, a grandi quadroni neri su fondo bianco, le frazzate (coperte di lana e cotone), tele di lino e canapa per la biancheria e filunnenti (filo di niente) tessuto per le tovaglie e gli strofinacci da cucina.
 

 

11 - Casa ri stari
Era la camera da letto del massa-
ro dove si conservavano e rag- ! gruppavano gli oggetti cari, la
jdote, le foto degli antenati, le im- magini devote dei santi protettori ., della comunità e dove si pregava J per le ricorrenze e le festività più J importanti. Nella camera le cas- ! sapanche in cui si conservano le o coperte, gli scialli di seta, i man-
telli, biancheria da uomo e da donna, bisacce e sacchi guarniti da disegni e ricami; le calze stese ad asciugare sul circo del braciere conca; la naca a volo appesa con delle funi alle pareti della stanza, che dondola sopra il letto nuziale, quest'ultimo fatto di tavole e trispiti e con materassi di crine; il contenitore del frumento detto cannizzo a sinistra del letto, serve a conservare il prezioso tesoro dall'umidità e da attacchi di roditori.

 
               
 
 


 

Incisione su pietra, posta all'ingresso della Casa Mu- seo raffigurante Icaro con le ali spiegate. Antonino Uccel- lo amava rappresentarsi nei panni di Icaro, colui che fug- ge dal labirinto dell'ignoranza e dell'indifferenza per anela- re un sogno, quello della c0- noscenza e della cultl/ra.


A destra:

-Telaio, Casa ri massaria -Collezione di cucchiai in legno, inizi '900, Maiazzè -Collezione di Pupi siciliani del XIX sec.,
Ex stalla

 


 

 
         
 
 
 
 
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