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  Gocce
 
Gli scavi archeologici riportano
  alla luce l'importante manufatto
  medievale.
 

Per saperne di più  

 
   
 
  La Chiesa di San Giacomo    
     
Testo di Dario Buonfiglio    

 
 

La Fontana di Orione a Messina, del 1553, opera di Giovanni Angelo Montorsoli; sullo sfondo, il Duomo di Messina.


 

Sebas - 6 Maggio 2006

 

 



 
da Wikimedia Commons
 
Emerge pian piano dal passato e dal sottosuolo la chiesa di S.Giacomo, proprio dietro le absidi del Duomo, in uno dei luoghi più storicamente intensi di Messina. L’operazione è estremamente interessante non solo perché riporta alla luce uno squarcio della “città sotterranea”, ma anche perché – una volta tanto – non si va di corsa alla ricerca dei manufatti greci o romani, ma si sta facendo archeologia medievale.

Si tratta di una chiesa non molto grande,  ma in epoca medievale famosa e punto di devozione fra i messinesi per la presenza dell’immagine della “Madonna dell’Indirizzo”.  Secondo Samperi, si trattava di una Madonna Odigitria, che fu trasferita verso l’anno 1330 dalla sede originaria del Duomo in S.Giacomo per volontà di Monsignor Guidotto, arcivescovo di Messina.

La Pieve di S.Giacomo si collocava in un quartiere importante di Messina. Tra Amalfitania e Tarsianato vecchio era infatti la contrada di Castellammare, dal nome della chiesa e ospedale intitolati appunto a S.Maria Annunziata di Castellammare, odierna chiesa dei Catalani. Nella “venella” che costeggiava la chiesa sappiamo che scorreva un fiume e vi si buttavano le immondizie. Il fiume di cui si parla è probabilmente lo stesso che attraversava la città in contrada Banchi e che giungeva al mare dalla contrada dei “Coppulari seu Conceria sedilium”. Il fiume era chiamato di S.Giacomo, il che presuppone un suo passaggio attraverso l’omonima contrada della chiesa di S.Giacomo, vicinissima a tutte le contrade citate e adiacente alla Cattedrale.

Probabilmente il cosiddetto fiume di S.Giacomo è una diramazione del Portalegni, che solo nel 1548 sarà deviato verso Maregrosso, per impedirgli di scendere dall’attuale via Tommaso Cannizzaro alta verso la piazza del Duomo, per scorrere poi ancora verso S.Giacomo, la contrada di Castellammare e il porto, che rischiava così di essere interrato. 

 

 
 
           

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