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  La Sicilia
 
Caltagirone e i suoi presepi artistici
  fra Sette e Ottocento.
 

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  Itinerari da annotare    
     
Testo di  Walter Bertrand    

 
 

Presepe in Ceramica di Caltagirone

 

20 Marzo 2008
 
 


 

da Wikimedia Commons

 

Mastro Don Gesualdo « non guardò a spese per far stare contenta Isabellina in collegio: dolci, libri con le figurine, immagini di Santi, noci con il Bambin Gesù di cera dentro, un presepio del Bongiovanni che pigliava un intera tavola, tutto ciò che avevano le figlie dei primi signori, la sua figliuola l’aveva ». E’ la Sicilia dell’Ottocento, quella che ci racconta Verga, testimoniando indirettamente, in questo suo passo, quanto popolare fosse l’attività dei “Santari” e dei “Pasturari”, cioè quegli artigiani di bottega che avevano fatto un’arte, da un lavoro umile e semplice .

Modellavano e coloravano figurine di creta, per celebrare la Natività, su commissione di chiese e conventi. Probabilmente la loro fonte d'ispirazione erano le rappresentazioni pittoriche e scultoree di artisti famosi, dei quali le chiese di Sicilia posseggono tesori inestimabili. Bongiovanni, citato nel brano di Verga, era uno di quegli artigiani , che hanno saputo dare dignità artistica a queste opere della creatività popolare. Si chiamava Giuseppe e si firmava Vaccaro-Bongiovanni, unendo i cognomi del padre e della madre, famiglie di ceramisti da più generazioni. La sua produzione, infatti, si innesta sulla tradizione dell’arte ceramica di Caltagirone, che sin dall’antichità ha basato gran parte della propria economia sulla lavorazione di manufatti in argilla. Giuseppe continua l’attività di famiglia, quella dei Bongiovanni che si erano imposti all’attenzione pubblica già dal secolo precedente, nel corso della splendida stagione del barocco isolano. Ma l’arte di Giuseppe non rimane chiusa nei ristretti ambiti locali, fa il giro dell’Europa del tempo e le sue minute composizioni scenografiche, da allora, trovano posto in prestigiosi musei come quello di Monaco di Baviera o il British di Londra.

I Presepi di Caltagirone, altrettanto famosi di quelli palermitani o napoletani, si affermano sulla scia delle richieste di una nuova committenza che riteneva prestigioso adornare le proprie case private così come chiese e pubblici palazzi. Alcune di queste “sacre rappresentazioni” si possono oggi ammirare ancora integre, ma la maggior parte è stata smembrata in singole collezioni, pubbliche e private. Per questo è importante aver notizia di dove si trovano queste raccolte, studiarle, esporle. Questo fine conoscitivo ci permette di recuperare il frutto di una storia popolare ancora tutta da scoprire, sia per quanto riguarda gli autori pressoché ignoti, sia per conoscere (oltre ai caratteri simbolici che rappresentano) anche il mondo popolare, il sentire del tempo, gli usi e i costumi, che queste statuine di creta raffigurano, fornendoci inconsapevolmente una “tranche de vie” della Sicilia fra Settecento ed Ottocento.


 
 
           

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